Dalla rivolta del 18 Febbraio di Ponte Galeria alle deportazioni nel Cie di Bari Palese: storie di rivolte censurate

100555575-e946b32b-9084-4481-907e-153eb86fc150La notizia è di quelle che nel classico clima da campagna elettorale non trova spazio in quanto parla di quelle soggettività sulle quali non c’è alcun interesse politico/umano non rientrando tra gli interessi di alcun partito per macinare qualche voto in più: i migranti, classe spesso dimenticata e confusa come “non umana”.
Lo scorso lunedì 18 febbraio c’è stata una rivolta nel Cie di Roma di Ponte Galeria, una rivolta nata dalla (sacrosanta) volontà di resistere all’espulsione di un ragazzo Nigeriano il quale ha coinvolto altri suoi connazionali e non solo che hanno bruciato materassi, danneggiato la struttura e resistito alle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Tutto scritto qui, ovviamente col punto di vista di chi difende lo Stato e parla degli sbirri con la mano dolorante:
http://lastampa.it/2013/02/18/italia/cronache/rivolta-al-cie-di-ponte-galeria-nei-disordini-ferita-una-poliziotta-T3xpW151ayPwto5dwgYv1J/pagina.html
8 di questi ragazzi sono stati arrestati, altri, di altra nazionalità che hanno sostenuto la resistenza del giovane Nigeriano, sono stati allontanati, deportati nel Cie che abbiamo dietro casa, a Bari Palese, questo lager di cui spesso dimentichiamo, nel quale è impossibile accedere, avere contatti, per loro uscire e fare una passeggiata o addirittura un’ora di libertà. Chi scrive è riuscito ad avere un dialogo telefonico con uno dei ragazzi coinvolti che mi ha raccontato ciò che è avvenuto realmente e come si vive, cosa succede, nel Cie che abbiamo di fianco casa…

Io- Questa storia mi ha colpito, non tanto per la rivolta in sé, ma per la quasi totale assenza d’informazione sui giornali, televisioni ed internet. Sarà il clima della campagna elettorale, ma né io né un sacco di miei amici/compagni/contatti su internet hanno letto nulla né postato nulla al riguardo. Mi spiegheresti cos’è successo davvero?

A- E’ successo tutto Lunedì a Roma nel Cie di Ponte Galeria attorno le ore 10 quando la polizia è andata per prelevare e rimpatriare un ragazzo Nigeriano. Lui ha fatto resistenza non-violenta, non voleva essere rimpatriato, voleva rimanere in Italia ma la polizia ha iniziato ad usare la forza ed a menarlo quando sono intervenuti anche gli altri suoi connazionali che hanno scatenato un meccanismo di rivolta a catena. Sono stati incendiati materassi, danneggiata la struttura, qualcuno dice danni per 100mila euro, poi la polizia è entrata vestita in anti sommossa ed ha massacrato tutti, ha preso tutti a manganellate, calci, pugni. Il ragazzo poi non è stato più rimpatriato ma 8 ragazzi Nigeriani sono stati arrestati e processati per incendio doloso, resistenza a pubblico ufficiale, ecc.. e rischiano dai 5 ai 10 anni di galera. Questa rivolta non è stata in alcun modo organizzata, è stata spontanea ed è stata una reazione alla violenza disumana della polizia. E’ la prima volta che mi capita una cosa del genere. Avevo letto, seguito, sentito delle violenze, della repressione, della brutalità, degli abusi, ma quando lo subisci per la prima volta capisci realmente cosa vuol dire. Queste non sono persone normali, con le divise sono diventati dei mostri, non hanno altro in mente.
Non c’è stata nessuna parola dal ministro Cancellieri, dov’essere formata almeno una commissione d’inchiesta per indagare sull’accaduto, per fare verità, non possono fermarsi al verbale della polizia. La fiamma non è partita dai ragazzi ma dalla polizia che ha usato la violenza per forzare il rimpatrio, non il dialogo, la mediazione.

Io- oltre me ed i compagni di Roma attraverso Radio Onda Rossa (http://www.ondarossa.info/newsredazione/i-cie-sono-dei-lager-dei-nostri-giorni) siete riusciti a parlare con qualche giornalista, qualcuno che si sia interessato per capire cos’è avvenuto?

A- No, non abbiamo sentito nessuno, nessuno si è interessato. In Italia la libertà di giornalismo è difesa, ma dove sono i giornalisti? Se esplode una bombola del gas danno la notizia, se vengono arrestati 8 ragazzi e ne vengono feriti degli altri non danno notizia. Cosa siamo? Non siamo esseri umani? Nessuno scrive niente!

Io- Adesso tu sei a Bari, leggevo che anche altri sono stati spostati da Roma. Quanti siete e qual è stata la motivazione di questo spostamento?

A- 11 sono i ragazzi allontanati da Roma a Bari per l’inagibilità del Cie di Roma. Siamo gli unici che sono stati spostati, siamo tutti Magrebini, gli altri, i Nigeriani, sono rimasti lì per vendetta perché hanno scatenato la rivolta. Il Cie è invivibile, i materassi sono stati incendiati, ci sono vernici e plastiche sciolte e si respirano tutti i materiali bruciati. Non si può stare eppure li hanno fatti stare lì, questa per me è vendetta. Li costringono a respirare tutte quelle sostanze prodotte da ciò che è stato bruciato, c’è da morire.

Io- Nel Cie di Bari invece com’è la situazione?

A- Appena sono arrivato ho sentito la puzza, c’è una fortissima puzza, non ci sono sistemi igienico/sanitari, ci fanno stare 24 ore al giorno nelle camere, non c’è libero accesso alla struttura. Ogni stanza è grande circa 12 metri quadri e ci vivono perennemente 4 persone chiuse a chiave. Chiusi a chiave! In totale nel blocchi ci saranno 30 persone per un totale di 5 blocchi che contano circa 170 persone. Nei manicomi non è così, qui non ci sono controlli igienico/sanitari, ho visto uno schizofrenico e non c’è alcun trattamento, alcuna assistenza, fanno uscire la gente distrutta dal posto. E’ un posto che serve a distruggere la mente delle persone, la sua umanità. Siamo tutti differenti, siamo tutti persone, siamo umani, perché bisogna distruggere le persone? Questa è una zona di guerra, ci sono militari armati a presidiare la zona, è tutto chiuso a chiave, nessuno può entrare, nessuno può uscire, dicano con chi l’Italia è in guerra! Questa non è una struttura civile, è una struttura militare, una zona rossa!

Io- I volontari, i medici che ci sono, cosa fanno? Come si comportano?

A-  Ci sono i medici che danno la stessa “terapia” a tutti, riempiono tutti di calmati, li fanno dormire. Al 90% dei ragazzi che ci sono danno Tavor per ogni cazzata, un mal di testa, un mal di pancia… riempiono tutti di questi calmati che annientano i corpi e le menti così non puoi reclamare, non puoi protestare, la gente ignora questa situazione, non fanno capire la dipendenza che creano. Non c’è alcuna responsabilità dei medici che danno questa terapia a tutti senza alcun criterio serio!
Poi ci sono i volontari della Croce Rossa che non danno assistenza seria, non hanno esperienza, non hanno competenze… ti aiutano ad accenderti la sigaretta. Se vuoi ti faccio parlare con uno di loro! Ti accendono soltanto la sigaretta, poi non fanno niente…

Io- Magari non è il caso di chiamare qualcuno di loro, potresti subire vendette o ripicche se sa la polizia…

A- Nessun pericolo! Qui sto perdendo il contatto con la realtà, sono totalmente isolato dal mondo esterno, nessun danno è più grande di questo. Ti cancellano l’intero mondo, perdi i sentimenti, perdi le relazioni che hai, le amicizie, i compagni, sei lontano dalla Terra, sei in una zona rossa. Hanno addirittura provato ad entrare dei parlamentari in passato ma niente, è una zona militare questa! Ma abbiamo bombe atomiche? Perché è una zona militare? Non abbiamo diritto a portare la nostra voce fuori di qui. Poi ti ingannano, ti congelano la vita qui dentro per 6/8 mesi dicendoti “poi sarai fuori di qui” ma non ti dicono che ti rimpatrieranno, ti fanno credere che uscirai tranquillamente e non sai nemmeno perché ti trovi qui. Se ci costringono qui devono almeno dare dei servizi alternativi, delle scuole… Invece abbiamo solo celle. Cos’è, il fascismo? Questo è un lager! Hanno solo cambiato divisa, sono le stesse leggi del 1939, stesse origini. Chiamano soltanto il fascismo con un altro modo, non c’è democrazia. Tanta gente qui dentro è distrutta per l’isolamento, tanti non hanno avuto notizia di genitori morti. Per avere un colloquio devi avere il permesso dalla questura, devi aspettare, devi sperare. Poi ti portano lontano da dove ti trovavi. Tanti ragazzi qui che hanno figli, fidanzata, parenti, amicizie sono stati presi e messi in Cie lontani così ti rendono impossibile incontrarli perché devi spendere 200 euro per il viaggio. [Mi passa al telefono un altro ragazzo che mi racconta innanzitutto di non sapere perché si trova lì, giura di non aver mai toccato droghe, di essere pulito, poi d’aver vissuto e lavorato per 4 anni a Como fin quando non ha più avuto soldi per il permesso di soggiorno. Aveva la ragazza, anziché spostarlo a Milano in modo da rimanere vicino lo hanno spostato qui a Bari sottoponendolo a questa ripicca.]
Conosco gente che dopo 11 anche 14 anni di lavoro in Italia, che ha prodotto per l’Italia, poi per la legge Bossi-Fini sono stati messi nei Cie ed espulsi. Ti posso far parlare con tanti di questi ragazzi, di storie ce ne sono tantissime…

La solidarietà è un’arma, usiamola. Contribuite tutti a sollevare il caso, a ritornare a parlare dei lager che chiamano Cie, a volere la loro chiusura, a reclamare libertà di movimento per tutte/i.
Per tutti i giornalisti, mediattivisti, radio, avvocati, ecc.. se volete aiutarci a diffondere questa notizia, per interviste, collegamenti telefonici e testimonianze in diretta con chi vive l’inferno dei Cie, del Cie di Bari in particolare ed ha vissuto l’esperienza della rivolta di Ponte Galeria contattateci mandando una mail a: villarothoccupata@canaglie.net
Anche la diffusione, la stampa di un volantino, può essere d’aiuto!

La pena della galera brucia meno se sai che fuori c’è un modo che si mobilità per te! La nostra lotta è contro ogni tipo di galera!

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18 Responses to Dalla rivolta del 18 Febbraio di Ponte Galeria alle deportazioni nel Cie di Bari Palese: storie di rivolte censurate

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